Indica un intervallo di date:
  • Dal Al

A Milano il sabato c’è chi fa la coda al concessionario auto

Il sabato in coda per avere qualche preventivo per l'acquisto di una nuova auto. Non è l’amarcord degli anni gaudenti della “Milano da bere” o della corsa alla prima macchina negli anni 60. Nemmeno la corsa per accaparrarsi le novità viste al Salone dell’auto di Ginevra, in pieno svolgimento proprio in questi giorni.

E’ una fotografia che mi è capitato di vedere e rivedere per tre sabati di fila a Milano in via Fulvio Testi, in un concessionario Audi e Volkswagen. Di per se in un mercato che continua a fare registrare un continuo e drammatico calo delle vendite, a febbraio secondo le rilevazioni dell’Anfia la flessione è stata del -17,4% con un ritorno ai valori dello stesso mese del 1983, riuscire a vedere una scena di questo tipo mi sembrava quasi impossibile. Anzi, non ci avrei scommesso un decimo (di euro).

Il primo sabato prima delle 18 entro in un parcheggio affollato, mi aggiro nei due saloni e trovo altri “visitatori” che si aggirano tra Golf non ancora l'“auto dell’anno” e Audi. Di venditori liberi nemmeno uno. Chiedo alla receptionist e mi indica due coppie in attesa. Ok ripasserò.

Il sabato successivo ritorno alle 18,30 e la scena è più o meno la stessa con una differenza: ecco un venditore libero. Mi sto per sedere, accenno un "vorrei acquistare una nuova Golf …." ma lui mi ferma subito: tratta solo l’usato e mi rimanda agli altri colleghi, naturalmente occupatissimi. A quanto pare l’usato in questi tempi non tira molto. Questa volta prendo un paio di depliant e passo nel salone Audi, proprio accanto. Tutti i venditori sono sotto pressione e insieme a me nel salone ci sono altri potenziali clienti che si siedono al posto di guida o aprono il bagagliaio, l'interesse c'è, non c'è ombra di dubbio. Ripasserò.

Sabato scorso decido di ritornare la mattina, forse ci sarà meno gente penso. Speranza infranta: l’affluenza è comunque sostenuta. Giusto il tempo di guardarmi attorno ed ecco che un venditore sta salutando un cliente. E’ il mio momento. Mi siedo e inizia il rito dei preventivi. Nel frattempo scambio anche quattro chiacchiere con il venditore. “Non mi aspettavo di trovare così tante persone per tre sabati di fila” dico e lui di rimando spiega che è sempre così, il sabato si fanno tra i 150 e i 180 preventivi e tra i 20 e i 25 contratti. Sinceramente non so se questi numeri sono reali ma il numero dei preventivi è verosimile.

Ci stiamo dunque lasciando alle spalle la crisi dell’auto? Purtroppo no, di questo ne sono certo e la conferma viene dall’ultimo allarme di Bankitalia che evidenza la drammatica situazione delle famiglie: 2 su 3 hanno un reddito insufficiente. L’auto è un surplus.

Non ricordo però di avere visto i concessionari di altre marche altrettanto affollati.  Forse a questo punto diventa necessario ragionare in termini di “effetto marca”. Come marchi sia VW che Audi da sempre esercitano una grande capacità attrattiva sugli automobilisti italiani: i loro assi sono la qualità percepita e quella intrinseca,  il rapporto prezzo-prestazioni, la dinamicità (in particolare per la famiglia Q di casa Audi) e quasi sempre bassi consumi o comunque accettabili. Da non dimenticare nel segmento premium anche l’effetto status symbol. Una volta c’era anche la buona tenuta del valore dell’usato ma in questi tempi di Km 0, promozioni ecc..ecc…. insomma quando l’offerta supera la domanda e le quotazioni scivolano un po’ per tutti.

Il vero punto di forza delle case tedesche è nel continuare a investire sul prodotto, e i risultati si vedono. Insomma possono permettersi di giocare d’attacco, aggiungendo continuamente nuovi modelli e coprendo tutti i segmenti anche quelli più i nicchia come l’ibrido.

I francesi arrancano,  perdono terreno e, per esempio il gruppo Psa (Peugeot-Citroen)  ha un merito di credito che è sempre più «junk», spazzatura, a detta delle agenzie di rating. Fitch ha abbassato alla fine di febbraio il rating di emittente di lungo termine di Psa a «B+» da «BB-», con outlook negativo. Renault, controllata al 15% dallo stato francese, invece punta a migliorare la competitività degli impianti. E in Italia?? Bella domanda. C’è il primato nelle city car ma le più vendute sono prodotte in Polonia e Serbia. Il duo MiTo e Giulietta tiene alto il nome Alfa Romeo in attesa dell’iconica 4C ma pesa l'assenza di una vera berlina che rimpiazzi la bella 159. Per Lancia dopo la dichiarazione di Sergio Marchionne della fine di ottobre quando disse che il marchio  “verrà ridotto o eliminato” queste parole hanno lasciato il segno nella memoria degli automobilisti italiani. Con questa premessa un cliente ci pensa parecchio se acquistare una Delta o una Musa. Per finire la strategia di modelli importati dagli Usa pare non abbia conquistato i clienti europei abituati a ben altre linee, ingombri, handling e consumi.

A questo punto pare che la migliore ricetta da adottare sia della dei tedeschi. Investire sul prodotto, adeguandolo ai tempi di budget ridotti ma rinnovare ed innovare sempre e comunque, lavorando in un’ottica di lungo periodo.

enrico.netti@ilsole24ore.com

  • fenice |

    Concordo con Lionello…chi ha i soldi continuera a spenderli..ma visto che ormai la classe media non esiste più,ci saranno sempre più poveri e quindi il sistema si fermera del tutto,purtroppo per noi..

  • arabesque |

    Vero la mia golf ha 7 anni e 100.000 km. il meccanico lo vede solo al tagliando!!
    Naturalmente meccanico WW .
    La mia prox auto?? GOLF!

  • andrea |

    Il problema non sta nella coda ma nello scarso servizio offerto da quel particolare concessionario che non ha processi adeguati di gestione della clientela.

  • Lionello |

    Non credo sia effetto dell’investimento fatto dal gruppo VW a creare interesse. Credo invece che la marche venda quasi esclusivamente auto di lusso e quindi chi ha i soldi li spende come sempre, se non di più.
    Si allarga il divario fra ricchi e poveri.

  Post Precedente
Post Successivo