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Per l’ecommerce B2C il prossimo traguardo sarà quello dei 20 miliardi

Pian pianino gli italiani si stanno abituando a fare ecommerce e a fine anno il valore degli acquisti si avvicinerà al traguardo dei 20 miliardi. Per la precisione, dicono le previsioni dell’Osservatorio eCommerce B2c Netcomm Politecnico di Milano presentato questa mattina a Milano, si tratta di 19,3 miliardi con un aumento di oltre 2,7 miliardi rispetto al 2015 ovvero un +17%. Se le previsioni verranno rispettate l’online a fine anno varrà il 5% di tutto il mondo del retail.

Un trend in netta contrapposizione con il clima dominante di calo dei consumi e di deflazione che segna il sistema paese. I settori che trainano la crescita dell’online sono soprattutto il turismo (+11%) che si conferma il vero motore delle vendite seguito dall’acquisto di prodotti di informatica ed elettronica di consumo (+22%), tutto quanto rientra nel fashion e l’abbigliamento (+25%) mentre cresce il peso dell’editoria (+16%). Tra i filoni emergenti c’è il comparto del food&grocery (l’attesa prevista è del 29% e porterà a un volume di poco superiore ai 500 milioni) dove accanto alle insegne storiche della Gdo (Coop, Esselunga ecc.) ora è entrata nell’arena anche Amazon. Un altro promettente segmento del “Made in Italy” è quello dell’arredamento che secondo le proiezioni dell’Osservatorio eCom sfiorerà i 570 milioni (+39%). Per i prodotti fisici, sono attesi 115 milioni di ordini, lo scontrino medio è di 75 euro che diventano 253 nel caso dei servizi. Inoltre sembra inarrestabile (+51%) la crescita dello shopping in mobilità con lo smartphone.

«I grandi numeri raccontano che gli italiani che acquistano online sono 18,8 milioni. Rapportata alla popolazione Internet in grado di fare acquisti, ovvero 30,8 milioni di individui, la cifra indica che l’eCommerce vanta una penetrazione del 61% – spiega Roberto Liscia, presidente di Netcomm -. Non c’è niente in Italia che cresca come il commercio elettronico a +17%, così da superare, nelle stime che presentiamo oggi, quota 19 miliardi di euro. In Italia esiste, però, un paradosso perché nel Paese esistono tutte le condizioni potenziali perché quei 19 miliardi raddoppino diventando 40 miliardi. Mentre gli eshopper italiani sono raddoppiati, passando da 9 a oltre 18 milioni, le imprese non si sono digitalizzate con lo stesso ritmo. In Italia sono state censite appena 40mila imprese che vendono online, contro le 800mila a livello europeo di cui 200mila solo in Francia: 5 volte le nostre. In questo modo le aziende italiane non solo perdono quote di mercato sugli acquirenti italiani, ma rischiano di perdere vendite anche da eshopper esteri . Il mio monito va alle aziende italiane per spronarle a essere sempre più presenti online e a capire come il “fare eCommerce” sia davvero vitale per la loro sopravvivenza, soprattutto laddove la forza del brand Made in Italy è più rilevante, come nei settori moda, arredamento e alimentare».

Per il futuro è destinato a crescere il peso dei beni fisici ma tuttora «l’ecommerce B2c resta ancora legato prevalentemente ai servizi, che valgono il 55% dell’acquistato online da consumatori italiani. L’acquisto online di prodotti cresce a un tasso più elevato (+27%) rispetto all’acquisto di servizi (+10%) e così il paniere italiano si sta conformando a quello rilevato nei principali mercati occidentali. Se continua a crescere con questi tassi, l’eCommerce B2c varrà entro 3 anni il 10% del totale degli acquisti retail» dice Alessandro Perego, direttore degli Osservatori digital innovation del Politecnico di Milano che aggiunge – Quest’anno possiamo considerare come settori fondamentali anche il food&grocery, l’arredamento che insieme valgono più di un miliardo di euro. Gli acquirenti italiani acquistano sempre più online anche queste categorie merceologiche fino a qualche tempo fa considerate residuali sul web».

Certo la fetta maggiore degli acquisti di servizi è rappresentata dal turismo e precede le assicurazioni e gli altri servizi come il ticketing di eventi e le ricariche telefoniche. Nell’area dei beni fisici spiccano invece l’informatica ed elettronica (2,8 miliardi pari al 14% del mercato) e l’abbigliamento 1,8 miliardi. Segue l’editoria (4% del mercato, pari a 691 milioni di euro) e sono in crescita il food&grocery (3% del mercato, pari a 531 milioni di euro), l’Arredamento & home living (3% del mercato, pari a 566 milioni di euro) ed anche la categoria degli “altri prodotti” (16%, pari a 2,214 milioni) che comprende beauty, giocattoli, fai da te e i prodotti del “bazar” di marketplace stranieri.

Cosa cambia per le imprese

In questo scenario di continua crescita molte imprese seguono una strategia multicanale creando siti di ecommerce mentre altre scelgono di appoggiarsi alle piattaforme di marketplace come Amazon, eBay ed ePrice. Una via rapida e meno impegnativa per raggiungere mercati lontani come gli Usa o la Cina che impegnarsi con un progetto completo in house.

I risultati in termini di export non mancano visto il valore delle vendite da siti italiani a clienti stranieri: si superano i 3,5 miliardi con un aumento vicino al 20%. Il 42% di questo valore è imputabile al turismo, grazie prevalentemente agli operatori del trasporto e ai portali di hotel, e per il 38% all’abbigliamento grazie ai grandi marchi e ai retailer tradizionali ma anche alle boutique multi-brand italiane (sia tradizionali che dot com). Con un peso sempre più rilevante ed in crescita, troviamo l’arredamento & home living e il food&grocery grazie al contributo sia di imprese produttrici che di dot com specializzate italiane.

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